Nella musica

Flessibilità, coordinamento, forza ed elevata precisione sono risorse del musicista per suonare e cantare, azioni estremamente complesse.

Non sono pochi i musicisti che ricorrono a questo metodo spinti da esperienze personali di sofferenza: spalle bloccate, mal di schiena, distonia focale. Quando applicato nei conservatori e nelle orchestre, questo approccio viene riconosciuto come uno dei modi più efficaci per risolvere problemi di dolore e di sovraccarico del musicista.
Il più delle volte non basta chiedere al musicista di “usare meno forza” o sollecitarlo a rilassarsi: attraverso lo sviluppo dell’autopercezione del corpo, delle sue risorse e del movimento si può creare una condizione per un utilizzo del sistema neuromuscolare più fisiologico e più funzionale. In questo modo si diventa maggiormente consapevoli del proprio schema motorio abituale e dei possibili ulteriori miglioramenti.
Se il movimento è più efficiente, eseguito quindi con minor sforzo, miglioreranno sia la forma fisica dello strumentista sia il risultato musicale complessivo.

“Al di là del talento, vi sono molti fattori importanti per l’arte. Qui mi preme menzionare il lavoro delle mani, fattore che viene facilmente trascurato o mistificato. A prima vista questo aspetto può apparire secondario, ma nelle professioni creative è determinante. Negli archi, sono essenziali la finezza e il dominio dell’arco, l’ampiezza del vibrato, l’abilità nella diteggiatura, passaggi impercettibili e scioltezza: sono il coronamento di un infinito processo di apprendimento… coloro che diventano padroni della propria arte possono far vibrare la musica.” (Gideon Kremer)