Articolo tratto dalla raccolta “La saggezza del corpo”

Sulla Salute

Moshe Feldenkrais

Questo articolo provocatorio fu pubblicato nella rivista “Dromenon“ nel 1979. La rivista faceva capo a Jean Houston e Robert Masters, cofondatori della Foundation for Mind Research e personaggi centrali delle ricerche sulla consapevolezza e del movimento del potenziale umano. Erano amici e tra i primi sostenitori di Feldenkrais. Houston and Masters hanno curato molti libri insieme, tra cui “Mind Games“ e “Listening to the Body: The psycophysical Way of Health and Awareness“, basato sul lavoro di Feldenkrais, con una introduzione di Feldenkrais stesso.

Qualche anno prima della seconda guerra mondiale insegnavo judo per guadagnarmi da vivere, mentre lavoravo con Joliot-Curie* alla Sorbona per il mio dottorato in Scienze. Venne fuori che uno dei miei allievi aveva cacciato animali selvaggi in Africa, e mi invitò a casa sua, dove rimasi solo per qualche minuto: rimasi sbigottito quando un leone entrò e mi diede una leccata. Era stato portato a Parigi che era cucciolo, e poi era diventato un leone. Qualche mese più tardi il leone fu rinchiuso dalla polizia nello ZOO di Parigi: era fuggito per strada e una vecchia signora con un piccolo pechinese e la vista bassa lo aveva scambiato per un grosso cane, inseguendolo e scacciandolo con 1’ombrello. Dopo aver rifiutato cibo e acqua per una decina di giorni, il leone morì nella sua gabbia. Ho omesso i dettagli per accorciare la storia…
C’era una volta un animale sano che morì dopo un evidente trauma emotivo. Ma cos’è un animale sano? Se un leone sano muore dieci giorni dopo un improvviso cambiamento nella sua vita, cos’è la salute?
Se un essere umano per anni non ha bisogno di cure mediche e non lamenta dolori o malesseri, è sano? Ma se questa stessa persona conduce una vita monotona e priva di interesse, con difficoltà matrimoniali che finiscono con un suicidio, è ancora una persona sana? E qualcuno che non porta mai a termine il proprio lavoro e continua a cambiare mestiere solo per evitare ogni volta i propri doveri, è in buona salute?
Evidentemente, la salute non è facile da definire. Non basta, come prova di salute, non aver bisogno di aiuto medico o psichiatrico.
Cos’è, allora, la salute?
La vita è un processo. Ciò significa che tutto ciò che accade al nostro interno mentre siamo vivi ha a che fare col tempo; tutti lo sanno, anche se nessuno ci pensa né lo dice. Un processo non può essere interrotto, neanche per un breve periodo di tempo. Tutti sanno, naturalmente, che se il cervello non riceve ossigeno per dieci o quindici secondi il processo si arresta. Se si ha la fortuna di riuscire a farlo ripartire, si tratta di un nuovo processo e la persona non sarà più quella di prima. Se una persona perde molto sangue può arrivare alla morte e un cuore che si ferma per questo motivo non riparte facilmente. In sintesi, un processo che viene arrestato non riparte spontaneamente. Ciò è vero per ogni processo chimico irreversibile e per ogni reazione.
Perciò, evidentemente, la salute significa che prima di tutto le funzioni primarie di una persona devono poter proseguire senza interruzioni prolungate. La coscienza, il sistema nervoso centrale, il cuore e così via devono funzionare in modo uniforme. Non c’è nulla di tutto ciò di cui non siamo già al corrente.
Anche i sistemi molto vasti che funzionano correttamente sono processi che dipendono dal tempo. Ne sono buoni esempi tutte le grandi aziende e nazioni: la Ford, la Philips e sistemi di questo tipo, che continueranno a funzionare anche se qualche industria, miniera o città smette di esistere. La misura della resistenza di un vasto sistema è data proprio dall’entità dello shock che riesce ad assorbire senza che il processo si interrompa.
Ora, il sistema nervoso è composto di almeno 3.10 (10)2 parti (n.d.r. non è chiaro dal testo originale a quale numero facesse riferimento Feldenkrais). È un sistema abbastanza grande da far sì che le forze in equilibrio al suo interno obbediscano alla legge dei grandi sistemi. La salute di questo sistema può essere sulla base dello shock che può sopportare senza compromettere la continuità del processo. In breve, la salute di una persona può essere stabilita in base al tipo di shock che può sopportare senza che il suo usuale stile di vita ne venga compromesso.
Il criterio della salute diventa perciò il normale stile di Vita. Il sonno, il cibo, la respirazione, i cambiamenti climatici, il freddo, il caldo, il lavoro, dovrebbero essere capaci di considerevoli variazioni: e di improvvisi shock. Più la persona è sana, più facilmente riprenderà il controllo della propria vita dopo shock improvvisi e forti, modificando le necessità della vita.
Se ci si riflette, in tutto ciò non c’è nulla di molto difficile da accettare, salvo che potremmo rimanere stupiti nell’osservare dove ci porta. Il nostro sistema nervoso non è certo nato così come è da adulti, e per funzionare come fa ha bisogno del mondo esterno. La luce ha intensità e colori differenti, gli oggetti sono più vicini e più lontani, e così via. Gli occhi devono perciò prima di tutto imparare a guardare: per esempio un oggetto tridimensionale in un quadro bidimensionale. Il nostro sistema ha cioè bisogno di una parte determinata del mondo per imparare un linguaggio.
Ma ci sono questioni ancora più fondamentali: il sistema è collegato attraverso i suoi organi sensoriali e cinestetici al mondo esterno. Un sistema nervoso non differenziato, via via che cresce, si differenzia per affrontare al meglio gli oggetti esterni: cosa comporta in pratica?
Significa che dobbiamo imparare a funzionare separatamente, cioè a differenziare i sensi dai sentimenti. Un bambino che vede un oggetto rosso ha una sensazione del colore rosso, perché finché non cresce, e non sa di cosa si tratta, l’oggetto rosso non ha per lui alcun significato. Sentire per la prima volta il suono di una batteria produce una sensazione sorprendente, una scossa cinestetica. Solo più avanti, avendo già fatto esperienza di molti altri sbalzi del genere, dalla differenziazione tra sensazione e senso dell’udito si genereranno l’ascolto o la percezione di una batteria. Nel gusto, nelle esperienze tattili, nell’odorato e nei sensi che abbiamo già trattato, avverrà gradualmente lo stesso tipo di differenziazione tra sentimento cinestetico e oggetti esterni.
Tutte queste distinzioni non riguardano tutti i sensi simultaneamente e ogni bambino ha naturalmente una storia evolutiva completamente individuale, cosicché alcune persone concepiscono il mondo esterno in maniera prevalentemente visiva, altre più uditiva, altre più tattile o cinestetica. In realtà la maggior parte delle persone ha gradi diversi di differenziazione dei sensi.
Non è forse scontato pensare che tutti noi possiamo visualizzare un oggetto che non sia presente davanti ai nostri occhi o immaginarne il suono; o che ci riusciamo se richiamiamo alla mente le esperienze che hanno prodotto la differenziazione. Ciò si applica ugualmente agli altri sensi.
In definitiva, è proprio questo apprendere il mondo esterno attraverso i sensi a formare il sistema nervoso. Un processo di apprendimento lungo e complicato come questo non può essere perfetto né privo di errori, in nessuno. Proprio come ci sono tanti pesci nel mare, esistono tanti esseri umani diversi nel mondo. Alcuni cresceranno e si formeranno il proprio personale modo di relazionarsi col mondo in condizioni di sicurezza, con una buona eredità genetica e in fasi diverse della crescita della civiltà e della cultura umane. Altri non sono così fortunati.
Alcune delle tendenze personali di ognuno di noi rimarranno tali per tutta la vita: non hanno assunto una forma per svolgere un ruolo pratico nelle azioni e nelle reazioni al mondo circostante… ognuno ha i propri sogni inconfessati, quando cresce. La nostra cultura, i nostri genitori e la scuola ci insegnano ad abbandonare questi sogni in quanto atteggiamenti infantili, che non si addicono a un adulto realistico. Gradualmente li soffochiamo, in qualche modo arriviamo a vergognarci di prenderli sul serio. Ma per fortuna non tutti lo facciamo. Alcune persone eccezionalmente fortunate riescono ad arrivare al punto di realizzarli, mentre altri trovano ispirazione nelle proprie occupazioni, semplicemente evitando di prendere sul serio i propri sogni.
Non sono sicuro di essermi spiegato bene. Voglio dire, ad ogni modo, che la persona sana è chi riesce a vivere pienamente i propri sogni inconfessati. Tra di noi ci sono persone sane, ma non sono molte.
Nella nostra cultura, il processo vitale, che inizia con un allargamento del processo di differenziazione del sistema nervoso verso una varietà più complessa di esperienze del mondo esterno, e con una capacità sempre maggiore di cambiarlo grazie alla nostra crescente attività volontaria, rallenta e limita il suo ambito col sopraggiungere della maturità sessuale. Dopo di che, il sistema restringe i propri legami coi mondo esterno nella sua totalità, e si specializza in un aspetto particolare dei fenomeni esterni. Diventiamo bravissimi a limitare il picco dell’attività e dell’esperienza. Diventiamo poeti, pugili, scienziati, politici, pittori, musicisti, economisti, chirurghi, danzatori: la scelta è interminabile. Il nostro apprendimento non mira dunque direttamente a proseguire la differenziazione essenziale del sistema nervoso attraverso un’espansione dello scambio col mondo esterno.
Arriva un momento in cui la nostra educazione così come si è sviluppata non ci è più di aiuto, ma ci limita e ci dirige verso canali che non portano alla salute. Diventiamo così poco sani che dobbiamo andare in pensione prima ancora di essere biologicamente vecchi: semplicemente, non siamo in salute. Alcune parti di noi, quelle che sono implicate negli aspetti più estremi della nostra attività, sono consumate. Il processo vitale si riduce. L’attività si restringe sempre più alla specializzazione in cui si eccelle. Funzionano solo quelle parti del sistema nervoso essenziali affinché il processo dell’esistenza biologica bene o male continui.
Anche nella nostra cultura alcuni di noi riescono a mantenere vivo un processo sano fino a un’età avanzata: un’età, cioè, in cui in genere le persone non sane sono già un po’ rimbambite e malate. Alcuni dei nostri uomini migliori e più sani (che, tuttavia, possono benissimo essere gobbi o avere altre deformità) sono il tipo di persone che in genere consideriamo ‘artisti’. La maggior parte degli artisti, che siano calzolai o scultori, compositori o eccezionali strumentisti, poeti o scienziati, sono migliori da vecchi, come il buon vino.
La differenza lampante tra queste persone sane e gli altri è che hanno capito per intuizione, o per genio personale, o grazie alla fortuna di aver imparato da un maestro sano, che l’apprendimento è il vero dono della vita.
Un genere speciale di apprendimento: quello con cui si impara a conoscere se stessi. Queste persone imparano a capire “come” agiscono e sono dunque in grado di fare “quello” che vogliono: vivere intensamente i loro sogni inconfessati, ma qualche volta anche dichiarati.

*Moshe Feldenkrais, 1904 – 1984, si era laureato alla Sorbona, e lì aveva conosciuto Frederic Joliot-Curie, figlia della celebre Marie Curie, da cui il doppio cognome Joliot-Curie. La coppia vinse il premio Nobel per la chimica nel 1935 per le loro ricerche sulla struttura dell’atomo. Feldenkrais lavorava nel loro laboratorio negli anni trenta.